NESSUN SISTEMA SOLARE NEL SIGILLO VA/243

 

 

Di Stefano Panizza. (Febbraio 2010)

 

Chi studia le tematiche di Zecharia Sitchin, ma in generale chi si occupa di “vita extraterrestre” , conosce molto bene il sigillo sumero VA/243.

Si tratta, più precisamente, di un sigillo accadico, custodito, si legge da più parti, al Museo di Stato di Berlino nella collezione Vorderasiatische e risalente al 2500 a.C. (in realtà, come si leggerà alla fine dell’articolo, le cose stanno in modo leggermente diverso). 

 

Sigillo VA/243

http://www.angelismarriti.it/images/akkad3.jpg

 

Ne parla ampiamente il già citato Sitchin nel suo best seller “The Twelfth Planet”, ritenendolo un’antica rappresentazione del nostro sistema solare.

E, da allora, per tutti è, insindacabilmente, tale.

Ma è, davvero, così?

Proviamo ad analizzare compiutamente la faccenda, concentrandoci sul singolo reperto, senza, cioè, considerare tutto il resto del mondo sitchiniano.

Se lo osserviamo, si nota, oltre a tre figure umane, una stella circondata da undici piccoli cerchi di varie dimensioni.

Secondo Sitchin, essa rappresenta il nostro sole, mentre gli undici tondi sono i nove pianeti classici, la nostra luna ed uno sconosciuto  Pianeta X, chiamato Nibiru.

Insomma, il tutto appare come il nostro sistema solare al completo, più un misterioso intruso.

Lo studioso, poi, ha identificato con precisione la disposizione dei singoli pianeti, partendo da un punto ben preciso.

Tutto spiegato? Forse è il caso di dare un’occhiata …

Se anche la prestigiosa rivista Fortean Times, poi, ha voluto “guardarci dentro”, allora, ci sono dei buoni motivi per approfondire il discorso.

Per comodità di esposizione esporremo, allora, i nostri ragionamenti sotto forma di domande e risposte.

Cominciamo.

 

La figura a forma di stella a sei punte rappresenta davvero il Sole?

 

Questa è una domanda fondamentale perché se essa non lo raffigura, allora il tutto non potrà mai essere considerato l’immagine del nostro sistema solare. Cadrebbe, di conseguenza, una delle prove più consistenti avanzate da Sitchin a dimostrazione di conoscenze astronomiche straordinarie da parte dei sumeri e dell’esistenza stessa del famigerato Pianeta X (o Nibiru).

Lo studioso, in cerca di prove per la sua teoria, ritiene che l’immagine stellata rappresenti davvero il Sole con la sua corona perché così lo si vedrebbe se la sua potente luce fosse schermata (ad esempio come durante le eclissi solari).

Ma basta scorrere le centinaia di immagini presenti sul web per rendersi conto che il paragone non regge perché l’apparenza è completamente diversa.

 

Corona solare

it.wikipedia.org/wiki/Corona_solare

 

Rispondere alla domanda che ci siamo sopra posti significa, in realtà, rispondere ad altri due interrogativi.

Il primo, come rappresentavano, solitamente, il Sole gli antichi sumeri?

Il secondo, il sigillo contiene una parte letterale che possa aiutare a comprendere quella figurativa?

Fortunatamente esistono centinaia di immagini del Sole recuperate in anni di scavi archeologici.

Eccone un esempio, fra i tanti:

 

Simbolo solare

http://www.michaelsheiser.com/va_243%20page.htm

 

Esso è rappresentato in forma sempre uguale in sigilli e, più in generale, in opere d’arte.

Come si può notare, è mostrato come un disco a quattro braccia e linee ondulate, il tutto racchiuso in un cerchio. In altri casi vi sono solo le linee ondulate (in pratica, queste, sono una costante imprescindibile, come il cerchio).

La figura stellare nel sigillo VA/243 non presenta linee ondulate e non è racchiusa in un cerchio.

A togliere ogni dubbio sono le immagini riportate in testi dedicati proprio al dio sole Shamash.

E veniamo al secondo punto.

La traduzione del testo, presente nella parte destra e sinistra del sigillo, recita: “Dubsiga, Ili-illat, il tuo/suo servo”.

 

Iscrizioni sigillo

http://www.michaelsheiser.com/va_243%20page.htm

 

Ciò non sembra avere nulla a che fare con il Sole, il sistema solare e, più in generale, l’astronomia.

Sitchin tace sull’iscrizione, così come sul perché il “suo” Sole sia così diverso dalla normale rappresentazione.

Quindi, riassumendo, né la comparazione simbolica né la parte letterale del sigillo portano a pensare che quello rappresentato sia il nostro Sole.

 

Ma se non è il Sole che cosa potrebbe essere?

 

Partiamo dalle componenti presenti nel sigillo.

Si vede una persona (forse un servo) nell’atto di porre un qualcosa (un’offerta?) ad un’altra seduta. A sinistra una terza persona osserva la scena. Nel mezzo è presente, probabilmente, un aratro accompagnato da  un animale con corna in basso a destra.

Ma chi sono questi tre personaggi?

L’archeologia ufficiale riconosce nella figura seduta ed in quella a sinistra del servo delle divinità.

E questo per due motivi: il copricapo con corna e le lunghe vesti fluenti.

Esistono centinaia di sigilli con questo tema e caratterizzati da una figura stellare.

Personalmente la spiegazione non mi convince particolarmente perché anche la figura centrale ha il “copricapo con corna” (seppur meno pronunciate) e “lunghe vesti fluenti”. Senza considerare che il “servo” non sembra avere un atteggiamento molto “servile” (ad esempio non è inginocchiato).

E, quindi?

Forse tutte e tre sono divinità, con quella centrale di importanza minore, ma restano forti dubbi su cosa stiano facendo.

 

Ma se il Sole non è il “Sole”, allora quegli undici cerchi che lo circondano possono rappresentare i pianeti?

 

Naturalmente no, ma vediamo di dimostrarlo con una logica indipendente.

Sitchin, al contrario, ne appare convinto ed assicura, pure, di averli identificati con precisione, partendo da un punto ben preciso.

 

Disegno sistema solare nel sigillo secondo Sitchin

http://www.cifas.net/ricerche/QUESTIONI_CELESTI.pdf

Legenda: A venere – B mercurio – C luna – D terra – E marte – F nibiru – G giove – H saturno – I urano – L nettuno – M plutone

 

Analizzando i disegni, però,  non si fa fatica a capire che, in realtà, diverse cose non quadrano.

Partiamo dal sistema Terra-Luna.

Questo ha un senso logico perché il rapporto fra le dimensioni appare sostanzialmente corretto (la Terra si mostra, in ogni caso, più grande della Luna, come è giusto che sia) e perché sono gravitazionalmente legati.

Non si comprende, al contrario, l’accostamento Mercurio-Venere che, come sappiamo, sono due pianeti ben distinti (addirittura la loro distanza reciproca è minore rispetto al sistema Terra-Luna).

Sitchin, inoltre, parte dal presupposto che Mercurio sia l’oggetto posto sulla destra, rispetto a Venere.  Tale logica, però, è del tutto arbitraria, anzi, volendo sceglierne una (quella della distanza dal Sole), le parti andrebbero invertite perché è Mercurio il corpo più vicino al Sole (ma questo fa “sballare” i conti di Sitchin).

Proseguiamo.

Giove e Saturno, che sono di gran lunga i corpi più massicci del sistema solare (tanto è vero che si dice che Giove sia una stella mancata), non sono raffigurati in proporzioni agli altri pianeti.

Basti confrontare Giove e la nostra Terra, per rendersene conto, oppure Giove con il Sole.

Rimanendo nell’ambito “dimensioni”, non si riesce neppure a comprendere come mai non siano raffigurati quei satelliti dalle dimensioni almeno pari a quelle della Luna (se i sumeri hanno individuato il lontano e piccolo Plutone, risulta inspiegabile che non abbiano osservato, ad esempio, i satelliti di Giove).

 

 

Satelliti sistema solare

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Lune_del_SistemaSolare.jpg

 

Come mai, poi, si sono “dimenticati” la Grande Macchia Rossa di Giove (che, per dimensioni, contiene tre della nostra Terra)?

Saturno, inoltre, è privo dei suoi classici anelli (se i sumeri hanno identificato tutti i corpi del sistema planetario non potevano non conoscere questo importante particolare).

Esiste, in realtà, una misconosciuta tavoletta che riporta una raffigurazione tale da richiamare Saturno, i suoi anelli e, più in generale, il sistema solare.

Sembra, effettivamente, di osservare il Sole, la Terra, la Luna, Marte, la Cintura degli Asteroidi, Giove e Saturno (Sitchin, in realtà, toglie la Terra ed inserisce Venere).

 

Saturno con anelli e Cintura Asteroidi

http://www.biosferanoosfera.it/scritti/ANTICHE%20CONOSCENZE.pdf

 

Ma anche in questo caso le cose sono diverse da come appaiono.

Come può essere considerata una rappresentazione del sistema solare quando non si vedono né Venere e né Mercurio, la Terra e la Luna non sono proporzionate, così come né Marte, né Giove e né Saturno (che si tolga Venere o la Terra, il discorso non cambia perché di incompletezza sempre si tratta)?

E gli anelli? Perché il “pianeta” non è al loro centro e, soprattutto, perché da essi non è “tagliato” ?

E la Cintura degli Asteroidi? Si tratta, in realtà e molto semplicemente, della cannuccia da cui si abbevera Ninkasi, la dea della birra (da notare il contenitore nella quale si immerge).

Sitchin stesso, in un altri contesti (ma a volte sembra dimenticarsene), parla del dio Ea come Signore dell’acqua corrente, circondato da vasi dai quali fuoriescono delle cannucce (esistono numerose raffigurazioni).

Ora, bisognerebbe chiedere a Sitchin come mai la “cannuccia” serve a volte per bere a volte per simboleggiare la Cintura degli Asteroidi?

E come giustifica la mancanza dei soliti cerchietti nelle raffigurazioni “acquatiche” del dio Ea?

 

Ninkasi

www.birranova.it/storia.php

 

E Nibiru? Strano che non sia rappresentato …

Ma ritorniamo al nostro sigillo VA/243.

Urano è raffigurato, poi, più piccolo di Nettuno, quando in realtà è il contrario.  

Ed, infine, Plutone.

Anche in questo caso le dimensioni non sono rapportate a quelli dei “compagni” celesti.

Si legge che l’orbita di Plutone è così “pazza” da portarlo, in determinate occasioni, più all’interno del sistema solare, togliendolo dalla posizione di ultimo pianeta.

Ciò corrisponde al vero ma, nella sua rivoluzione attorno al Sole, può diventare, al massimo, il penultimo corpo del sistema planetario (inteso nella sua struttura classica) ma mai il terzultimo. Quindi, le sue dimensioni, rapportate agli altri pianeti, risultano, comunque, errate.

Sitchin ha cercato di rimediare successivamente a quest’ultima incongruenza ipotizzando, dalla lettura dei testi sumerici, che Plutone, nell’antichità, fosse un satellite di Saturno (nel suo “Il dodicesimo pianeta”, infatti, la sequenza dei pianeti poneva Plutone all’ultimo posto).

Con questa logica Plutone viene “retrocesso” nel sigillo fra Saturno e Urano (cioè terzultimo), con Nettuno ultimo pianeta rappresentato.

In questo caso la triade Saturno – Urano – Nettuno verrebbe rapportata nel sigillo nelle giuste dimensioni.

Ma le cose, dal punto di vista scientifico, stanno in modo alquanto diverso.

Secondo la scienza, infatti, Plutone potrebbe essere stato si, un satellite, non di Saturno, ma di Nettuno, questo in considerazione del fatto che il suo moto è in risonanza 3:2 con quello di Nettuno. Ciò significa che, mentre Plutone compie due orbite attorno al Sole, Nettuno ne compie esattamente tre.

Secondo teorie più recenti, invece, quest’ultimo potrebbe essersi staccato dalla fascia di Edgeworth-Kuiper, unitamente a Caronte e Tritone. Questo perché hanno caratteristiche molto diverse dai pianeti giganti ai quali sono vicini: hanno una maggiore densità e hanno parametri orbitali molti diversi.

Insomma, comunque la si veda, Plutone non sembra aver nulla a che fare con Saturno.  

 

Orbite pianeti esterni

http://www.pd.astro.it/pianetav/L15_00S.html

 

 

Ma, soprattutto, vi è un particolare che Sitchin sembra aver dimenticato.

Plutone, al pari di Quasar (grande la metà di Plutone), Sedna (due terzi di Plutone) ed altri, è uno dei migliaia di oggetti celesti di modeste dimensioni (tanto che ora non è più considerato un pianeta) che circolano attorno al nostro Sole (e facenti parte della cosiddetta Fascia di Kuiper).

Quest’ultima è situata oltre l’orbita di Nettuno, il cui primo componente è stato individuato solo agli inizi degli anni Novanta.

Questi corpi transnettuniani sono divisi in varie famiglie a seconda del tipo di orbita, eccentricità etc.

Ora, lo scopritore di Plutone, l’astronomo Clyde Tombaugh, avrebbe potuto benissimo, negli anni Trenta, individuare, piuttosto che Plutone, un altro o più corpi celesti della Fascia.

Questo non avvenne perché il solo Plutone, in quel periodo, transitava sufficientemente vicino alla Terra. Se fosse stato all’altro capo della sua orbita non sarebbe mai stato scoperto. Verrebbe osservato oggi unitamente a tanti altri corpi celesti più o meno delle sue dimensioni e mai considerati pianeti.

Appare, dunque, strano che i sumeri abbiano raffigurato uno solo di questi corpi celesti e proprio Plutone.

Sarebbe, in altre parole, davvero una coincidenza singolare che i sumeri/annunaki avessero considerato il sistema solare esattamente come, e solo per una settantina d’anni, gli uomini del XX° secolo (nel 1800 venivano definiti “pianeti” anche gli asteroidi).

Insomma, il discorso “dimensioni” appare una vera spina nel fianco per la teoria di Sitchin, che, però, sembra dimenticarsene.

E sarebbe sbagliato non considerarlo perché se l’autore del sigillo sumero si è premurato di creare un contesto così eterogeneo (cioè composto da sfere di diametro diverso), un motivo ci deve pur essere (in caso contrario mi sembrerebbe di offendere la sua intelligenza artistica).

Ed il motivo lo vedremo nel punto successivo.

Altro problema.

Non esiste un solo testo sumero inequivocabilmente di astronomia, astrologia e matematica, che citi pianeti al di fuori dei cinque tradizionali (Marte, Venere, Giove, Saturno e Mercurio).

E questo deve far pensare.

Se, dunque, il “Sole” non è il Sole ed i “pianeti” non sono i pianeti, diventa, allora, inutile porsi la domanda su che cosa sia il piccolo cerchio considerato da Sitchin il Dodicesimo Pianeta. 

Teniamo, però a sottolineare che la sua presunta esistenza non è oggetto della presente trattazione; ciò che si vuole solo sottolineare è che, in ogni caso,  non ha nulla a che fare con il sigillo VA/243.    

 

Me se gli undici cerchi non rappresentano i pianeti cosa possono essere?

 

Stelle. Rappresentano delle comunissime stelle.

Basti vedere la rappresentazione sumerica del gruppo stellare delle Pleiadi.

 

Sigillo con pleiadi

http://www.sitchiniswrong.com/VA243seal.pdf

 

Sette stelle rappresentate, sette stelle visibili ad occhio nudo (sono anche chiamate le Sette Sorelle), sei delle quali che hanno sostanzialmente la stessa luminosità apparente (per questo, probabilmente, i cerchi che le rappresentano, sono molto simili).

Questa associazione è molto comune nel mondo antico (e nulla, quindi, hanno a che fare con le immagini di pianeti).

Sitchin, al contrario, immagina che sette sia il numero di pianeti che gli Annunaki incontrerebbero entrando nel sistema solare per arrivare alla Terra. Al di la dell’obiezione che i cerchi rappresentano stelle e non pianeti, rimane sempre valida la considerazione che il numero dei pianeti che compongono il sistema solare è una convenzione e, come tale, mutata e mutabile nel tempo.

Le stelle, però, possono essere rappresentate anche nella forma classica e a noi famigliare (e così simile al cosiddetto “Sole” del sigillo); entrambe le rappresentazioni possono coesistere nella medesima opera artistica.

 

Simboli di stelle

http://complottiamo.blogspot.com/2008/12/sitchin-e-la-cospirazione-dei-malefici.html

 

Viene, però, da chiedersi come mai  siano state rappresentate delle stelle.

Qui cominciano i veri misteri.

Potrebbero, simbolicamente, significare il Concilio delle Divinità mesopotamiche che era composto, appunto, da dodici membri (lo stesso Sitchin, pur in un contesto diverso, cita il pantheon delle dodici divinità).

Se l’interpretazione è corretta, allora, la grande stella centrale rappresenta la divinità più importante che, però, non è il dio–sole Shamash ma Anu (più tardi chiamato Marduk).

E la diversità di dimensione dei cerchi potrebbe riferirsi ad una scala di valori all’interno del pantheon stesso.

Ciò, non contrasterebbe, in ogni caso, con la rappresentazione del gesto di offerta (sono, infatti, raffigurate delle divinità).

Oppure, secondo alcuni, potrebbe raffigurare la “dodecapoli”, cioè la lega delle dodici città più importanti.

 

Dodecapoli sumera

http://www.biosferanoosfera.it/scritti/ANTICHE%20CONOSCENZE.pdf

 

Da alcune parti si è avanzata l’ipotesi che il “Sole”, in realtà, rappresenti una supernova.

Ricordiamo che, con tale termine, si intende quella immane esplosione stellare che porta l’astro medesimo a risultare brillantissimo in cielo.

Ufficialmente la prima sicura registrazione storica di un tale evento risale al 185 d.C. ad opera di astronomi cinesi.

Secondo l’assirologo ed astronomo Michanowski, invece, gli antichi sumeri potrebbero aver osservato e raffigurato una ben più antica supernova apparsa nella costellazione della Vela (la cosiddetta Vela X).

E se così è stato, nulla può escludere che proprio questa sia quanto di visibile nel sigillo Va/243.

Esistono, però, due considerazioni che fanno escludere tale ipotesi.

La prima è il momento in cui questa sarebbe stata visibile dalla Terra: 9.500 a.C. (troppo in anticipo rispetto alla civiltà sumera).

La secondo è che la debole e confusa nebulosa, residuo dell’immane deflagrazione e apparsa bassa sull’orizzonte della Mesopotamia 5.000 anni dopo, non potrebbe mai aver destato alcun tipo di interesse (neppure artistico).

Esiste anche un’altra teoria, poco conosciuta, proposta dalla rivista di astronomia “Sky & Telescope” nel suo numero di aprile 2000.

In pratica, unendo con una linea immaginaria i cerchi attorno alla stella centrale (vista come Giove) si otterrebbe una figura molto simile alla cosiddetta Teiera del Sagittario.

 

Articolo Sky & telescope

http://www.sitchin.com/teapot.htm

 

Quest’ultima è un asterismo di stelle, contenuto, appunto, nella costellazione del Sagittario, che richiama la forma di una teiera (contenitore utilizzato per servire il te).

 

Teiera

http://www.sitchin.com/teapot.htm

 

A questa interpretazione si possono contrapporre facilmente diverse obiezioni.

La prima è che, unendo i cerchi presenti nel sigillo e solo con un grande sforzo di immaginazione, si può ricavare la forma della Teiera.

La seconda è che non esiste nessun indizio che, per i sumeri, questa parte della costellazione avesse un interesse particolare.

La terza è che Giove, nella sua orbita, non scende mai fra le stelle della Teiera; basta, infatti, consultare una qualunque tavola di Effemeridi per notare che la declinazione di Giove non va oltre i - 20° (il Sagittario è – 25°).

E’ pur vero che il pianeta Giove è astrologicamente assoggettato a questa costellazione ma, onestamente, l’ipotesi appare azzardata e assolutamente non comprovata (tanto è vero che presto è finita nel dimenticatoio).

Sitchin, dal canto suo,  non si è lasciato sfuggire l’occasione per dimostrare l’inconsistenza di questa teoria.

Ci sarebbe, piuttosto, da chiedersi come mai non replichi a obiezioni ben più consistenti e avanzate da più parti.

Sbaglia, in ogni caso, a considerare il caso della Teiera come una prova della veridicità del proprio punto di vista.

Se, infatti, può non essere ben chiaro cosa il sigillo rappresenti, lo è invece, al di la di ogni ragionevole dubbio, cosa non sia (e cioè il nostro sistema solare).

Ritornando al discorso “Pleiadi”, per correttezza di informazione, va ricordato che, in notti eccezionalmente serene, se ne possono contare fino a dodici (il che può essere sospetto, anche se, non dimentichiamo, la loro classica rappresentazione è in forma di “sette”).

 

 

Conclusioni

 

Prima di passare alle conclusioni, credo sia utile sgombrare il campo da un equivoco.

Ho letto da più parti che lo stesso Carl Sagan, noto astronomo e divulgatore scientifico, scrisse a proposito del sigillo VA/243.

E’ vero, lo fece nel suo “Intelligent life in the Universe”, pubblicato nel lontano 1966 negli Stati Uniti. E ne parlò in termini molto possibilisti, citando chiaramente le parole “pianeti” e “Sole” (e questo ben prima di Sitchin nel suo libro “The 12th Planet” del 1976).

Addirittura nella famosa targhetta da lui ideata e posta sulla sonda Pioneer 10, destinata a “dare il benvenuto” a ipotetici alieni incontrabili nel suo cammino nello spazio esterno, mise il sumero come prima fra le 55 lingue codificate. Inoltre, fra le immagini presenti, pose fotografie dell’Egitto e del monte Sinai (luoghi, spesso, teatro delle vicende sitchiniane).

E questi fatti, spesso, vengono considerati come una dimostrazione che la teoria di Sitchin non è “campata per aria”.

Ma pochi sanno (o non dicono) che nel corso degli anni cambiò completamente idea, tanto che nel suo “testamento spirituale”, quale rappresenta il libro “Il mondo infestato dai demoni” (opera ormai introvabile) uscito nel 1997, si dimostrò alquanto scettico verso tutto quello che comunemente si può definire “pseudoscienza”.

La storia del sigillo sarebbe, dunque, finita completamente nell’oblio se non fosse stato per Sitchin.

Qualcuno ipotizza che Sagan abbia voluto attuare una sorta di vaccinazione delle masse (“dico una verità e poi la nego, ma intanto te l’ho detta”). Mi sembra che la cosa non abbia molto senso perché l’episodio è isolato e troppo lontano nel tempo.

Ma anche il fatto che la lingua sumera faccia da “apripista” ha un significato molto meno misterioso di quanto possa sembrare.

Non si tratta infatti di un omaggio ai nostri presunti “padri fondatori” (gli annunaki) ma il semplice riconoscimento ad un popolo (quello sumero) che rappresenta la nostra prima civiltà e la cui lingua è la prima ad avere un cosiddetto metodo di scrittura (si definisce tale quando quest’ultima è rappresentata graficamente con lettere e segni).

Il fatto, poi, che esistono numerose incertezze su come vadano pronunciati i fonemi, toglie qualunque significato comunicativo al messaggio.

Riguardo alle fotografie dell’Egitto e del Monte Sinai non credo che ci sia necessità di scomodare chissà quale razza extraterrestre per giustificarne la presenza. L’Egitto è stata la sede di un’altra grandissima civiltà antica, il Monte Sinai è il luogo dove Dio, secondo la tradizione, si sarebbe manifestato a Mosè.

Ma al di là di queste considerazioni ne sorgono spontanee delle altre.

Sagan non era un archeologo ma un astronomo. Non poteva, cioè, conoscere quelle sfumature simboliche ed artistiche che fanno parte del bagaglio di conoscenze di un professionista del settore, cioè di un archeologo. Ha esternato quello che appare evidente a molti, senza nessun filtro ne approfondimento.

Seppur incredibilmente, per un personaggio di tale calibro, si potrebbe parlare di un eccesso di superficialità.

Come potrebbe, infatti, uno scienziato fare affermazioni così esplosive e non cercare, in un qualche modo, di dimostrarne la consistenza?

Nessun analisi dell’immagine e nessuna contestualizzazione, infatti.

Si è limitato ad ipotizzare “esperimenti dell’inconscio degli uomini dell’antichità per comprendere e raffigurare un ambiente talvolta incomprensibile”. Una sorta di precognizione collettiva.

Affermazioni molto forti che, francamente, non possono essere “date in pasto” ai lettori senza un adeguato e serio approfondimento.

E deve essersene accorto pure lui perché successivamente non parlò più di questa storia.

In ogni caso, credo che indagare seriamente i “misteri” voglia dire, innanzi tutto, metter da parte il cosiddetto “ipse dixit” di pitagorica memoria.

Non perché lo ha “detto lui” (che sia Sagan o Sitchin il discorso è il medesimo) bisogna accettare senza un adeguato filtro critico quanto viene detto.  

Vediamo, per finire, di sintetizzare i ragionamenti esplicitati nel corso del nostro articolo.

La figura composta da una stella centrale e da undici cerchi che la circondano non può rappresentare il nostro sistema solare.

Primo, perché il Sole non è mai stato figurato in quel modo.

Secondo,  perché i cerchi sono sempre stati associati a stelle e non a pianeti. A questo proposito è bene ricordare che Sitchin non da un’interpretazione unica sul come vengano rappresentati i pianeti. In altre parole un pianeta può essere rappresentato anche in forma di stella (vedi Ishtar, cioè Venere). Ma di questo sembra dimenticarsene a proposito del sigillo, dove i tondi sono, per lui, inequivocabilmente dei pianeti.

Terzo, perché le stelle potevano essere rappresentate anche nella classica forma stellata, come il cosiddetto “Sole”.

Quarto, perché esistono troppe incongruenze fra la struttura reale del nostro sistema planetario e quanto rappresentato.

Non ci sono dubbi sul fatto che si tratti di stelle perché questi erano i modi (forma a stella e cerchi)  con cui venivano rappresentate (vedi le Pleiadi).

Stelle, dunque, ma dal significato allegorico.

La figura del sigillo potrebbe rappresentare, per numero componenti e valore simbolico, il pantheon sumero o le città più importanti della nazione, o tutte due.

Ma si tratta di ipotesi tutte da comprovare.

E ancor di più la teoria della “teiera” e della supernova.

Così come rimane incerto, a mio avviso, il significato delle tre figure umane presenti sul sigillo (anche se, nel nostro contesto, la cosa può apparire irrilevante). Divinità? Uomini e dei?

Potremmo riassumere il tutto con questa frase: nel sigillo non è rappresentato il nostro sistema solare, vi sono sicuramente delle stelle ma non sappiamo bene cosa ciò significhi.

Un’ultima cosa, se si osserva attentamente il sigillo in questione si può notare, fra il cosiddetto “offerente” e l’ ”uomo seduto” un piccolo ed isolato cerchio.

Non solo.

Vicino al ginocchio sinistro di quest’ultimo si vede, infatti,  un oggetto dall’apparenza discoidale.

 

Oggetti cerchiati nel sigillo VA/2432

 

Di cosa si tratta? Mistero …

E concludiamo con un altro “mistero”: dove è finito questo famoso sigillo VA/243?

E’ la domanda che ci siamo posti, noi del Centro Studi Fortiani, dopo che il “nostro” Cristian Vitali, reduce da un sopralluogo presso Pergamonmuseum di Berlino, non ne ha trovato traccia nella sezione dedicata all’Asia Anteriore. Ricordiamo che qui sono, ora, conservate le collezioni derivanti dagli scavi di Uruk, Babilonia, Assur, Toprakkale ed altri siti archeologici mediorientali.

Questo prezioso reperto è stato, forse, trasferito altrove?

Oppure è conservato nei magazzini del Museo e non più accessibile al pubblico?

Forse, nonostante tutto, è meglio che non lo si veda in giro …

 

 

 

Bibliografia

Il dodicesimo pianeta – Zecharia Sitchin – Edizioni Mediterranee

Il pianeta degli dei – Zecharia Sitchin - Piemme

La genesi – Zecheria Sitchin – Piemme

Le astronavi del Sinai – Zecharia Sitchin – Piemme

Guerre atomiche al tempo degli dei – Zecharia Sitchin – Piemme

Gli dei dalle lacrime d’oro – Zecharia Sitchin – Piemme

Gli architetti del tempo – Zecharia Sitchin – Piemme

Il codice del cosmo – Zecharia Sitchin – Piemme

Il libro perduto del dio Enki –Zecharia Sitchin – Piemme

La Bibbia degli dei – Zecharia Sitchin - Piemme

Il giorno degli dei – Zecharia Sitchin – Piemme

L’altra Genesi – Zecharia Sitchin - Piemme

Il mondo infestato dai demoni la scienza e il nuovo oscurantismo – Carl Sagan – Baldini & Castoldi

http://it.wikipedia.org/wiki/Zecharia_Sitchin

http://www.angelismarriti.it/images/akkad3.jpg

http://www.cifas.net/ricerche/QUESTIONI_CELESTI.pdf

http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.120

http://it.wikipedia.org/wiki/Fascia_di_Kuiper

http://it.wikipedia.org/wiki/Pleiadi_(astronomia)

http://www.forteantimes.com

http://wapedia.mobi/it/Lingua_sumera?t=3.#3.

http://www.sitchin.com

http://www.edicolaweb.net/arca009g.htm

 

 

 

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