IL MONTE
MUSINE’: UN ENIGMA IRRISOLTO.
Il monte Musinè, che in dialetto piemontese
significa “asinello”, è posizionato a 20 km da Torino, sulla strada che porta verso la Val di
Susa, e lo si può considerare come il
primo contrafforte alpino.
Dalla forma vagamente piramidale, spoglio e
inospitale nella parte superiore, sembra trovare gradimento soprattutto da
parte delle vipere.

Ecco le motivazioni per
le quali viene annoverato fra i luoghi misteriosi e come ad esse
rispondono la scienza e l’archeologia
ufficiali:
1)
Da sempre
circolano voci di lupi mannari, di
immagini spettrali che vagano nella penombra, di strani animali. Vi sarebbe una
grotta maledetta nella quale, ogni 1°
maggio, si darebbero appuntamento streghe, maghi, e licantropi per inneggiare alle forze del male. Secondo
alcuni scritti del ‘600 e ‘700 la vallata fu spesso percorsa da “musiche
demoniache”, accompagnate da urla angosciose cariche di dolore. Una antica
leggenda vuole che il re Erode fosse esiliato su questa montagna, come
punizione per la strage degli innocenti.
2)
Secondo alcuni
storici fu proprio in questa zona che in cielo apparvero a Costantino la croce
fiammeggiante e la scritta “In Hoc Signo Vinces” , segni che convinsero
l’imperatore a convertirsi al Cristianesimo. I cosiddetti “Campi Taurinati”, di
cui parlano le cronache dell’epoca, sembrerebbero coincidere con la zona
pianeggiante di Grugliasco e Rivoli che separa Torino dal massiccio del Musinè.
3)
Stando a quanto
dichiarato da molti esoteristi il luogo sarebbe un gigantesco catalizzatore di
energie benefiche. Non dimentichiamoci che si troverebbe su una linea
“ortogonica” (una di quelle che circondano la Terra come una ragnatela e che
indicano zone di particolare
concentrazione di energia) che, entrando dalla Francia, attraversa tutta la
nostra penisola. Secondo altri sarebbe addirittura una sorta di “finestra”
aperta su un’altra dimensione.
4)
Il sito
amplificherebbe, nel momento in cui vi si sosta, le facoltà extrasensoriali che
ognuno di noi avrebbe, ma che solo in particolari circostanze risultano
evidenti. Gli stessi rabdomanti hanno dichiarato che in prossimità del monte
bacchette e pendolini si muoverebbero in modo molto più accentuato del normale.
5)
Da sempre la
zona è teatro di apparizioni di misteriosi bagliori azzurri, verdastri e
fluorescenti. Esse hanno fatto la loro comparsa fin dal lontano 966 d.c.
All’epoca il vescovo Amicone si trovava in Val Susa per consacrare la chiesa di
San Michele sul monte Pirchiano, di fronte al Musinè. Durante la notte, in
attesa dell’arrivo dell’alto prelato, i valligiani assistettero ad uno
spettacolo affascinante ma pauroso al contempo: il cielo fu percorso da travi e
globi di fuoco che illuminarono la chiesa come se fosse scoppiato un incendio.
Altre storie parlano di carri di fuoco che spesso sorvolavano la vetta.
6)
Ai giorni
nostri frequenti sono gli avvistamenti
notturni e diurni di oggetti volanti non identificati.
7)
Il monte,
essendo un antico vulcano spento da millenni, è ricco di gallerie e passaggi
irregolari scavati dallo scorrere dell’antico magma, in gran parte però
inesplorati.
8)
Ai piedi del
Musinè esiste un “cono d’ombra” cioè una zona di interferenza che oscura
qualsiasi trasmissione radio. Anche gli aerei privati che si trovano a sorvolare
il luogo vengono disturbati nelle loro
trasmissioni radio. Questi problemi cessano nel momento in cui ci si allontana
dalla montagna.
9)
Appare strana
la distribuzione della vegetazione, particolarmente ricca ai piedi del monte,
ma che poi si dirada in modo quasi repentino col crescere dell’altitudine. La
Forestale ha inutilmente speso ingenti
capitali per rimboscare la zona, nella quale le giovani piante sembrano morire
una dopo l’altra. La credenza popolare
spiega il mistero con la processione continua di anime dannate che salgono e
scendono il monte senza sosta. Secondo una credenza un po’ più moderna
sarebbero le emanazioni radioattive di una base segreta a produrre tale
sterilità.
10)Le pendici sono ricche di d’incisioni rupestri e di pietroni disposti in
modo forse rituale, testimonianze di un passato ancora ben da decifrare. In un
masso è raffigurata addirittura una giraffa africana, ma questi animali non
vivevano in Piemonte, nemmeno nel neolitico.
11)La salita è costeggiata, in località Torre della Vigna, fra i 400 e i 900 metri, da una serie di
strutture a forma di coppa, dette coppelle. Queste sono disposte in maniera
tale da formare delle mappe celesti. Sono rappresentate la Croce del Nord,
l’Orsa Maggiore, l’Orsa Minore, Cassiopea e le Pleiadi. In pratica c’è tutto
l’emisfero boreale ma anche altre raffigurazioni non ancora identificate.
Suggestiva è la visione dalla vallata quando, riempite le cavità di
combustibile e incendiate, la montagna si ricopre di tante piccole luci.
12)Il Musinè è sede anche di uno stranissimo obelisco che acquistò fama
mondiale grazie ad un libro di Peter Kolosimo intitolato “Astronavi sulla
preistoria”. Sulla superficie compaiono alcune croci che rappresentano
probabilmente cinque persone, un cerchio in alto a sinistra con un punto al
centro e due semicerchi tagliati nella parte inferiore che assomigliano in modo
clamoroso ai moderni dischi volanti. Secondo lo scrittore sarebbe una sorta di
rappresentazione delle evoluzioni di macchine aeree che furono viste in cielo
dai nostri antichi progenitori.

13)Fra il 1973 e il 1978, anno in cui fu portata via, qualcuno collocò
sulle pendici del monte una targa metallica inneggiante alla “fraternità
universale fra tutti i popoli”. Il testo parla di “punti elettrodinamici”, di
“entità astrali” ed indica dieci grandi personaggi del passato, da Cristo a
Martin Luther King, indicandoli come esempi da seguire. Il 7 ottobre del 1984
un gruppo di esoteristi ne ha fatto un’altra copia e l’ ha ricollocata al suo posto. Questa nuova
versione è in alluminio anodizzato ed è stata cementata alla base della grande
croce che spicca sulla montagna.
14)La scienza e l’archeologia cosa rispondono a queste affermazioni?
Innanzitutto le luci nel cielo sono fulmini globulari (fenomeno comunque
piuttosto raro) o fulmini tradizionali, attratti dagli spessi strati
sottostanti, tutti permeati di magnetite ( si sono però manifestate anche in
assenza di temporali). Non esiste una manifestazione a carattere ufologico
maggiore che in altre zone d’Italia (è comunque presente, ed è poi difficile
fare delle statistiche attendibili in questo campo perché le variabili sono
molte, dalla disponibilità delle persone a parlarne alla qualità dell’indagine
svolta da chi indaga sul fenomeno). La luminosità sulle pendici del monte è
dovuta alla presenza di “fuochi fatui”, come conseguenza di gas che ancora
fuoriesce dall’interno della montagna (ancora dopo millenni?, senza considerare
che i “fuochi fatui” sono prodotti da materiale in decomposizione). La presenza
di un ambiente così ostile nella parte superiore del monte deriva dalla
mancanza di fonti d’acqua nel sottosuolo ( ma perché la diversificazione è così
marcata? E perché questa insistenza, quasi irrazionale, delle autorità nel
cercare di rimboschire la zona ?). L’obelisco o è un falso degli anni ’70,
secondo alcuni (ma le prove?), oppure è
una rappresentazione dell’alba e del tramonto con gli uomini in
adorazione ( mentre considerare come un immagine del sole il cerchio puntato al
suo interno può essere corretto perché comune a molte civiltà preistoriche,
vedere nei due semicerchi una sua raffigurazione nelle fasi di inizio e fine
giornata è pura speculazione).
Bibliografia:
www.notizieufo.com/musine.htm
www.edicolaweb.net/st000856.htm
www.marianotomatis.it/art_mus.htm
www.popobawa.it/itenerari/piemonte/
“Astronavi sulla preistoria” di Peter Kolosimo – Sugar Editore
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