CHI ERA CHARLES HOY FORT?

Questo ricercatore americano (1874-1932)
fu persona di grande saggezza e spirito, un autentico pungolo per la scienza
ortodossa, che scrisse libri affascinanti dalla lettura imprescindibile per chi
è attratto dal misterioso e dall’insolito.
Visse a New York, non uscendo mai da casa
se non per recarsi alla Biblioteca Municipale dove consultò una grande quantità
di giornali, riviste e annali di tutti gli Stati e di tutte le epoche.
Fino a trentaquattro anni, figlio di
droghieri, aveva vivacchiato grazie ad un mediocre talento di giornalista ed
una certa abilità di imbalsamare le farfalle. Morti i genitori e venduta la
libreria, si era assicurato piccole rendite che gli permisero finalmente di
abbandonarsi esclusivamente alla sua passione: accumulare appunti su fatti
inverosimili e tuttavia accertati.
Accumulò venticinquemila annotazioni
ordinate in scatole di cartone. Si trattava di fatti che appena menzionati
erano ricaduti nella botola dell’indifferenza. Fatti, tuttavia.
In anni di studio intensissimo si preparò ad imparare tutte le arti
e tutte le scienze, in un lavoro gigantesco.
Principi, formule, leggi, fenomeni furono assimilati nella Biblioteca di
New York, al British Museum e grazie ad un' enorme corrispondenza con le più
grandi biblioteche e librerie del mondo. Le annotazioni divennero quarantamila,
ripartite in milletrecento sezioni, scritte a matita, su cartoncini in un
linguaggio stenografico di sua invenzione.
Fort scrisse molto a proposito di ranocchie
e di pesci che cadono dal cielo e alla fine formulò la stravagante teoria del
“Mare aereo dei Sargassi“, secondo cui
gli oggetti sollevati dalla superficie della terra e trasportati fino a quella
zona sono trattenuti là sopra, come sospesi, fino a quando vengono scrollati
giù dai temporali.
Fort concepì anche la teoria del
“teletrasporto” che spiegherebbe come determinati oggetti arrivino in luoghi
nei quali, in condizioni normali, non dovrebbero esserci. Secondo la sua
ipotesi il “teletrasporto” sarebbe una specie di meccanismo naturale per la
propagazione di specie animali e le cadute anomale erano dovute al
malfunzionamento di questo meccanismo.
Per la loro tradizionale “forma mentis”
gli scienziati ufficiali tendono a respingere le storie di strani oggetti che
cadono, liquidandole come burle o vere e proprie falsità. E se qualche
scienziato ortodosso se ne occupa seriamente, di solito tira in ballo
condizioni atmosferiche eccezionali, come le trombe d’aria che, come è noto,
possono sollevare e far ricadere anche animali grossi come buoi.
Ma questa è una spiegazione tutt’altro
che esauriente, visto che spesso vengono segnalate cadute di oggetti insoliti
in giornate del tutto serene. E nemmeno le trombe marine, che secondo gli
scienziati solleverebbero animali marini e li farebbero precipitare sulla
terraferma, chiariscono questi eventi. Queste, infatti, in genere non riescono
ad arrivare molto all’interno della terraferma per scaricare pesce fresco sulle
pianure; per lo meno non è mai stato rilevato un caso simile.
La verità è che piogge di rane e di pesci
si sono verificate sempre nel corso dei secoli e sono state puntualmente
registrate.
Fort annotò una casistica infinita di
eventi strani. Citiamone solo alcuni.
Pioggia rossa su Blankenberg il 2 novembre
1819, pioggia di fango in Tasmania il 14 novembre 1902, sfere di fuoco,
impronte di un animale favoloso nel Devonshire, dischi volanti, impronte di
ventose su montagne, macchine nel cielo, capricci di comete, strane sparizioni,
cataclismi inspiegabili, iscrizioni su meteoriti, neve nera, lune blu, soli
verdi, temporali di sangue. Inoltre esseri alati a ottomila metri nel cielo di
Palermo il 30 novembre 1880, ruote luminose nel mare, piogge di zolfo, di
carne, resti di giganti in Scozia, bare di piccoli esseri venuti da altrove fra
le rocce di Edinburgo, pietre cadute in una stanza senza aver bucato il
soffitto e con le finestre chiuse, asce di pietra che si abbatterono su
Sumatra….etc.
La conoscenza scientifica, diceva, non è
oggettiva. Si respinge una quantità di fatti perché disturberebbero i
ragionamenti prestabiliti. Viviamo in un regime di inquisizione in cui l’arma
più frequentemente impiegata contro la realtà non conformista è il disprezzo
accompagnato dallo scherno. In tali condizioni, sosteneva, la conoscenza non
era altro che “ignoranza circondata dal riso”.
Il fatto che possano esistere
nell’Universo immensi campi dell’Ignoto turba sgradevolmente gli uomini. Ma
dobbiamo dubitare di tutto, salvo che dei fatti. Dei fatti non scelti, così
come si presentano, nobili o no, bastardi o puri, coi loro cortei di bizzarrie
e le loro concomitanze incongrue. Non respingere nulla del reale perché una
scienza futura scoprirà relazioni sconosciute tra i fatti che ci sembrano senza
rapporto.
“Io mi sento come un tafano” diceva “che
irrita il cuoio della conoscenza per impedirle di dormire.”
Non vuole una scienza esclusionista che
rifiuta il reale solo perché è fantastico.
La scienza isola i fenomeni e le cose per
osservarli. La grande idea di Fort è che niente è isolabile. Ogni cosa isolata
cessa di esistere. E la maggior parte delle cose vive in stati intermedi. Ad
esempio tra il vivere e il morire ci sono altre fasi, come in cui un individuo
non vive ma semplicemente si impedisce di morire. Lo studioso concepisce le
cose come occupanti dei gradi, delle tappe nel percorso di conoscenza di un
fenomeno. Non dobbiamo scegliere un fatto perché lascia tranquilla la ragione,
ma considerare anche i fatti inquietanti perché sono tutti sfaccettature di non
stesso accadimento. Non sono importanti solo gli avvenimenti, ma soprattutto i
rapporti fra di loro. C’è un’ unità che sta sotto a tutte le cose e a tutti i
fenomeni.
Ma Charles Fort non è un ingenuo. Non
crede a tutto. Nella sua ricerca sistematica sui fatti respinti si sforza di
verificarli uno per uno con informazioni attinte a fonti diverse.
Questo lavoro enciclopedico si
concretizza con la sua prima opera, “Il Libro dei Dannati”, pubblicato a New
York nel 1919 che produce una rivoluzione negli ambienti intellettuali. Successivamente, nel 1923, pubblicò “Terre
nuove”. Dopo la sua morte apparvero nel 1931 “Lo!” e “Talenti selvaggi” nel
1932.
Le doti di Charles Fort affascinarono un
gruppo di scrittori americani che decisero di continuare, in suo onore,
l’attacco che egli aveva sferrato contro gli onnipotenti sacerdoti del nuovo
dio: la Scienza, e contro tutte le forme di dogma. Con questo intento fu
fondata la Società Charles Fort, il 26 gennaio 1931. Le innumerevoli
annotazioni che egli aveva raccolto nelle biblioteche di tutto il mondo,
usufruendo di una corrispondenza internazionale, furono da questa ereditate
alla sua morte.
Essi costituiscono oggi il nucleo degli
archivi della società che si arricchiscono ogni giorno grazie al contributo dei
membri di quarantanove paesi, senza contare gli Stati Uniti, l’Alaska e le
isole Hawaii. La società pubblica una rivista trimestrale “Doubt” (il Dubbio).
Fort è stato un maestro,
un precursore di tutti coloro che successivamente si sono occupati di tematiche
misteriose ( ufologia, parapsicologia etc.). Per questo, pur essendo stato un
personaggio importante del suo tempo, e’ un qualcosa fuori dal tempo e valido
per tutti i tempi. Molti dei fatti da lui citati continuano ad accadere
oggigiorno anche se spesso ignorati o derisi dai giornali e dalla televisione.
L’insegnamento che bisogna trarre dai
suoi scritti è che dobbiamo continuamente pensare, chiedere, chiedersi,
indagare sui fenomeni, non accontentandoci delle soluzioni, spesso di comodo,
che ci vengono fornite. Anche il suo rigore scientifico va preso da esempio.
Nessuno lo dice ma la grande maggioranza delle sue informazioni “anomale” le ha
ricavate dagli stessi testi e pubblicazioni accademiche che poi frettolosamente
la Scienza ha messo nel dimenticatoio.
Ricordiamoci di ciò che disse una volta
Charles Fort: “la verità è spesso molto più strana della fantasia”.
Bibliografia:
“Il Libro dei Dannati” di Charles Fort
“Il Mattino dei Maghi” di Pauwels e Bergier
“Enciclopedia x factor” de agostini
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