“L’ALBA DI UNA NUOVA ERA”

di Philip J. Corso – Edizioni Pendragon.

Recensione di Stefano Panizza.

Un testo inquietante.

La sensazione più forte che si prova al termine della sua lettura credo che sia proprio questa, e per molteplici aspetti.

Per chi non lo conoscesse ricordo che l’autore, P. Corso, è morto da alcuni anni ed è stato colonnello dell’esercito degli Stati Uniti, con un curriculum militare di altissimo prestigio che gli ha permesso di ricoprire ruoli investiti dei più alti gradi di segretezza.

E, queste, sono le uniche informazioni certe, inequivocabili e controllabili, anche se appare strano come, pur in presenza di importanti servigi prestati al proprio Paese, si sia congedato con il grado di colonnello. 

Il libro costituisce il naturale proseguimento del suo precedente “Il giorno dopo Roswell”, edito in Italia alcuni anni or sono, che aveva ottenuto, a suo tempo, un buon successo di critica. Ricordiamo che in esso viene ripreso, in tutte le sue sfaccettature, l’episodio del presunto ufo-crash di Roswell del 1947.

In questa sua seconda fatica ribadisce, con ancora maggiore convinzione, come molta della nostra tecnologia sia il risultato di un’analisi approfondita e, al contempo, difficile del materiale alieno recuperato in quella occasione.

L’autore avrebbe fornito personalmente parte del materiale recuperato a vari laboratori di ricerca che, a loro insaputa, avrebbero realizzato tutta una serie di importanti ritrovati tecnologici come i circuiti integrati, le fibre ottiche ed il transistor.

Se le cose stessero effettivamente in questo modo la storia delle scoperte scientifiche andrebbe sicuramente riscritta.

Ciò significherebbe, in altre parole, che quanto abbiamo imparato sui libri di scuola è falso. La cosa, però, suona alquanto strana perché nel caso del transistor, ad esempio, esiste una precisa documentazione che attesta i vari studi effettuati nel corso degli anni ed il loro progredire verso il risultato finale che tutti conosciamo. 

Corso potrebbe, forse, aver ragione ma, purtroppo e stranamente, non fornisce la benché minima prova per le proprie affermazioni.

Altra cosa che colpisce, leggendo il libro, è l’accento che egli pone sulle ricadute militari di quanto ritrovato a Roswell.

Le armi vengono descritte con una tale dovizia di particolari e con un cinismo che non può lasciare indifferenti. Credo che la sua frase “Ho vissuto da soldato tutta la vita, e mi piace credere che le Ebe siano soldati….” sia chiarificatrice.

A lui sembra interessare maggiormente questo aspetto: la possibilità di aver contribuito a creare un esercito ancora più forte ed in grado di meglio difendersi dai propri nemici, qualunque essi siano.

Un militarismo che si sposa con un anticomunismo viscerale.

Come ci illustra Maurizio Baiata nella prefazione, parlando del suo operato in Italia fra il 1943 e il 1946, egli “…coordinò attività antipartigiane occupandosi direttamente del controllo e della repressione di tutti i movimenti di “sinistra” che avrebbero potuto favorire, a suo avviso, l’insorgere di condizioni disastrose per il paese”.

Anche gli alieni vengono presentati con accezioni completamente negative; essi sono fra noi unicamente per depredare le risorse del pianeta ed effettuare deplorevoli esperimenti su uomini ed animali.

Giunge, perfino, ad ipotizzare, chiedendoselo, se il flagello dell’Aids possa essere un “…loro nuovo insidioso approccio”. Una frase forte, troppo forte.

Non risparmia neppure gli “ambientalisti” capaci, a suo dire, di ostacolare inutilmente e stupidamente certi ritrovati della chimica, come ad esempio il DDT.

Ricordiamo, per amore della verità, che questo pesticida è stato messo al bando in tutti i paesi civili per le sue comprovate proprietà cancerogene.

Ciò che ne esce, purtroppo, è l’immagine di un uomo vittima di spiccati sentimenti razzisti verso tutto ciò che è diverso, sia che si tratti di esseri non uguali a noi (gli alieni) che di individui che la pensano in modo anticonformista, per i suoi tempi (i comunisti, gli ambientalisti).

Anche le sue affermazioni di carattere scientifico, diciamo così, risultano prive di riscontri oggettivi e mostrano di contraddire, in maniera fin troppo marcata, quanto invece attestato dai documenti storici.

In conclusione credo che la validità del libro sia soprattutto di carattere storico perché ci offre lo spaccato di un certo modo di vedere il mondo, il cosiddetto maccartismo, di una parte della popolazione americana ai tempi della Guerra Fredda.

Dal punto di vista prettamente ufologico preferisco abbracciare la tesi di coloro che vedono nel personaggio uno dei tanti “rivelatori” il cui scopo è unicamente di insabbiare, depistare e, in altre parole, di confondere quegli studiosi che cercano un approccio serio al problema.       

 

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