IL 2012 SECONDO LA SCIENZA
di Stefano Panizza.
(Febbraio 2009)
Nota: Il seguente articolo è stato pubblicato sulla rivista
AREA DI CONFINE N°47
Sulla fine dei tempi legata al calendario Maya se ne sono sentite di
tutti i colori, ma tutte caratterizzate da una forte tendenza al catastrofismo.
Vediamo, ora, di analizzarle criticamente per dimostrare la loro totale
inconsistenza sia dal punto di vista archeologico che scientifico.
Perché le corrette informazioni esistono, pur nascoste da un marasma di
notizie totalmente infondate, basta solo saperle cercare.
Per comodità le evidenzieremo con la sottolineatura, seguite da una serie
di note atte ad attestarne l’assoluta mancanza di valore.
Il calendario Maya finisce il 21 dicembre del 2012.
Per i Maya l’inizio del tempo, secondo il calendario detto del Computo
Lungo, iniziava a partire da quello che per noi è il 11 (o 13) agosto del
3114 a.C. (giorno di nascita, per loro, del pianeta Venere) mentre, sempre
secondo il nostro calendario, il 23 (o 21) dicembre del 2012 termineranno i
cosiddetti tredici baktun, così denominati dai Maya i cicli temporali da
400 anni ciascuno.
Questo lo dice l’archeologia e questo lo ribadiscono gli studiosi
“eretici” ma la comunanza di idee finisce qui.
Già fra gli stessi “non allineati” con la “scienza ufficiale” (e
catastrofisti) c’è chi ipotizza che la data corretta possa essere stata il 21
dicembre del 2004.
Cosa successe quel giorno?
Sulle coste indonesiane si abbatté quel gigantesco tsunami (nato da un
terremoto) che causò ben 280 mila morti, sviluppandosi, in poche ore, su una
vasta area della Terra.
Ma a guardare bene non tutti gli archeologi sono concordi sulla data
d’inizio del calendario (fondamentale per calcolarne la fine).
La più antica (Robert Heneling) parte dal 1 aprile del 8498 a.C., la più
recente (Vaillant) inizia l’8 aprile del 2594 a.C., con una sostanziale
predominanza per i mesi di aprile ed agosto.
Vediamole tutte e ventuno con i rispettivi autori:
Robert Heneling 1 aprile 8498 a.C. – Charles P.Bowditch 16 dicembre 3634
a.C. – Charles H. Smiley 26 giugno 3392 a.C. – Nancy K. Owen 20 maggio 3379
a.C. – Maud W. Makemson 11 febbraio 3374 a.C. – Herbert J.Spinden 15 ottobre
3374 a.C. – D.H. Kelley 6 luglio 3207 a.C. – Martin 3 aprile 3171 a.C. – J.T.Goodman
8 agosto 3114 a.C. – Juan H. Martinez 9 agosto 3114 a.C. – Goodman, Martinez,
Thompson 11 agosto 3114 a.C. – Nowotny 11 agosto 3114 a.C. – Beyer 12 agosto
3114 a.C. – Grube, Sabloff, Lounsbury, Thompson (1935) F.Lounsbury (1978) 13
agosto 3114 a.C. – Bohm, Bohumil e Vladimir Bohm 4 agosto 3100 a.C. –
kreichgauer 14 maggio 2997 a.C. – Hocheitner 28 dicembre 2868 a.C. – Escalona
Ramos 19 marzo 2584 a.C. – Weitzel 3 aprile 2594 a.C – Antoon, Leon, Vollemaere
5 aprile 2594 a.C. – Vaillant 8 aprile 2594 a.C.
Oggi si tende, invece, a dare per sicura la data del 11 (o 13) agosto del
3114 a.C che invece proprio certa non la è.
In ogni caso, quale che sia la data di fine, a quel punto il calcolo del
tempo ricomincerà da capo (cosa che nessuno dice).
Questo perché i Maya non avevano un concetto lineare del tempo, ma
ciclico, perché ciclici erano considerati gli eventi (fenomeni naturali
compresi).
Ognuno di questi cicli si inseriva all’interno di una porzione di tempo più
grande e questa, a sua volta, in una ancora più grande e così via dicendo.
In altre parole essi erano contenuti ognuno dentro gli altri ma, alla
fine, tutti destinati a tornare
periodicamente al medesimo punto di partenza.

E
sappiamo anche i nomi di questi cicli.
Ad
esempio troviamo il pictun, periodo di 8.000 anni, il calabtun
della durata di 160.000 anni o, se vogliamo parlare di giorni, il kinchiltun
di 1.152.000.000 giorni ed il alautun di 23.040.000.000 giorni.
Esistono,
poi, delle previsioni temporali che vanno ben oltre la data fatidica; ad
esempio Pacal, sovrano di Palenque (proprio l”astronauta”) fa predizioni
(rintracciabili nel Tempio delle Iscrizioni) per quello che per noi sarà il 14
ottobre del 4772.
Ma lo
stesso “Codice Dresda”, uno dei rari codici sfuggiti ai roghi cattolici, parla
dell’eclisse di sole (per noi) del 1999 come di un momento in cui gli Dei si
sarebbero manifestati, favorendo
l’accesso dell’Umanità nell’era del “Sesto Sole” (quella che partirà il 21
dicembre del 2012).
I Maya,
dunque, paragonavano il tempo non ad un qualcosa destinato a finire ma ad una
ruota che gira e che periodicamente torna alla situazione iniziale (concezione
tipica non solo del Mesoamerica ma anche di altre tradizioni, come, ad esempio,
quella induista dell’India).
Con la conseguenza di ritenere che
gli uomini fossero destinati a subire dal
cielo le medesime influenze e le relative conseguenze ad ogni determinato
periodo nella storia.
I Maya prevedevano alla fine dei loro cicli immane catastrofi.
Purtroppo non sappiamo con esattezza che cosa abbiano fatto e cosa
pensassero concretamente che accadesse alla fine dei loro cicli.
Fra gli studiosi (“ufficiali” e non) prevale l’idea che i Maya probabilmente non si aspettassero nulla di buono perché, a
seconda delle scadenze, scrissero di uomini divorati dal Giaguaro, di un Vento
in grado di spazzare via tutto, di un Fuoco purificatore, di un Diluvio senza
precedenti e, per quello che finirà nel 2012, di catastrofici terremoti (con la
variante del pianeta Venere che scomparirà dal cielo e il gruppo delle Pleiadi
che assumerà una nuova configurazione).
Al di la di cosa pensassero e scrivessero i Maya si è però
nell’impossibilità di capire se per davvero nel lontano passato sono accadute
delle catastrofi planetarie.
Diverse tradizioni storiche pongono la fine del mondo nel 2012.
Vediamo, ora, alcune “date” di fine del
mondo.
E’ importante considerare, in questo
contesto, quella riportata nel libro Codice Genesi del giornalista del
Washington Post Michael Drosnin.
Egli ricorda gli studi di tre scienziati
israeliani, per i quali la Bibbia (ed in particolare i primi cinque libri dell’Antico
Testamento nell’originale traduzione ebraica) sarebbe un enorme libro cifrato,
ispirato da Dio, nel quale è contenuta la Storia del mondo, presente e futura.
In particolare, vi si può leggere che fra
il 2010 ed il 2012 la Terra verrà distrutta da un bersagliamento continuo di
impatti cometari.
La corretta chiave interpretativa dei
Sacro Testo consterebbe, in buona sostanza, nella evidenziazione di particolari
sequenze di lettere equidistanti, con la possibilità, pare, che le disposizioni
trovate siano dovute al caso quantificata in una su 5,3 milioni.
Alcuni studiosi, come Brendan McKay,
hanno provato ad applicare l’analisi sequenziale al testo del romanzo “Moby
Dick”, trovandovi la “previsione” dell’attentato a Indira Ghandi, a Martin
Luther King, John F. Kennedy, Abramo Lincoln, Yitzhak Rabin e la fine della
Principessa Diana.
Il matematico David Thomas, invece, ha
preferito concentrare la propria critica sul testo della Genesi. Con la
medesima analisi sequenziale ha trovato la parola code (codice) e bogus
(falso) in prossimità reciproca per ben sessanta volte (verrebbe quasi da
pensare che Dio abbia voluto suggerire che in realtà non ci sia nessun codice
…).
In buona sostanza il tutto si può ridurre
ad un discorso di matematica combinatoria, tanto più efficace quanto più il
testo considerato è lungo.
E lo stesso discorso può essere applicato
alla interpretazione degli I Ching, l’antico testo profetico e sapienziale
cinese.
Ricordiamo che secondo lo studioso
Terence Mc Kenna, abituato fin da giovane a fare abbondante uso di sostanze
psichedeliche, esso rappresenterebbe l’ “onda temporale”, in pratica un
dettagliato scorrere del tempo che terminerebbe nel 2012.
Ma non tutti pensano che la fine del
mondo sia vicina.
Per gli indiani l’attuale era, detta Kali
Yuga, finirà addirittura nel 428.898 d.C.
Gli Hopi d’America (zona sud-ovest),
invece, sono concordi coi Maya: il “quarto mondo” è finito nel 1982 ma si
trascinerà fino al 2012, dando poi inizio (quindi niente “fine del mondo” e
neppure catastrofi) ad un tempo caratterizzato da una società altamente civile.
In fondo non è poi così strana una coincidenza di “vedute” tra i due popoli,
considerando che, seppur in momenti diversi (ma non troppo) condivisero gli
stessi territori.
Come tutti sappiamo, poi, per la
tradizione giudaico-cristiana-islamica la data della Fine del Tempo non può
essere conosciuta.
E di date da “fine mondo” non ne
parlarono neppure gli antichi greci.
Il 2012 parrebbe ricordato, invece, dagli
antichi Maori ma gli stessi anziani, custodi della tradizione, non sono
concordi al proposito.
Potrebbe, infine, essere imbarazzante
ricordare, ai portatori di sventura, le centinai di predizioni millenaristiche,
poste in date sempre diverse, puntualmente disattese.
Ricordiamone alcune delle più recenti.
Secondo un gruppo di
astrologi inglesi, l'1 Febbraio 1524 la Terra avrebbe dovuto essere sommersa da
un secondo diluvio universale. Il priore si St. Bartholomew, a Londra, a scanso
di equivoci, fece sigillare la propria chiesa dopo averla riempita di scorte
sufficienti per sopravvivere ai tempi bui che si prospettavano.
Paradossalmente, quel giorno, nella sempre piovosa Londra non cadde una goccia.
Stando alle parole del
profeta Martinek Hasua, il mondo doveva finire tra l'1 e il 14 Febbraio 1420.
Studiando le Sacre
Scritture, William Miller si convinse che Gesù avrebbe richiamato in Cielo i
fedeli tra il 1 marzo del 1843 e il 21 marzo 1844.
Per Bob Wasdworth e Dan
Millar, studiosi di profezie bibliche, il passaggio delle comete Hale-Bopp e
Hyakutake nella costellazione di Perseo avrebbe inequivocabilmente indicato
l'apparizione dell'Anticristo in Terra il 10 aprile del 1977.
Il capodanno del 2000,
il capodanno del 2001 (come date di fine millennio) ed il 5 maggio del 2002
(per l’allineamento di pianeti) furono altri momenti a rischio, ma nulla è
successo.
In buona sostanza, se la
Storia insegna, non vi sono i presupposti per trattare il 2012 in modo diverso
dalle altre date proposte nel corso dei secoli.
Gli antichi avevano
eccezionali conoscenze astronomiche (come la Precessione degli Equinozi),
codificate nei miti e nell’architettura, probabilmente tramandate da una
remotissima Cultura Madre. Una attenta analisi ed interpretazione della
simbologia utilizzata, e della matematica ad essa correlata, permette di
cogliere un drammatico messaggio rivolto all’Umanità dei millenni a venire (che
potrebbe recitare più o meno così): “Uomo del futuro osserva le macchie solari
perché esse sono portatrici di distruzione ed una delle date critiche sarà il 2012”. La piana di Giza, con le sue tre
grandi piramidi e la Sfinge, è un chiaro esempio di questa sacra e profetica
architettura. L’intero complesso, se
interpretato correttamente, fornisce il momento temporale di partenza dal quale
poter calcolare e prevedere le catastrofi di origine solare, perché le piramidi
e la Sfinge sono allineate per riprodurre sulla Terra una parte significativa
del cielo in una data ben precisa: 10450 a.C.
Le tre piramidi
rappresentano la Cintura della costellazione di Orione (dimora del dio Osiride)
e la loro disposizione (angolo) rispetto al “meridiano terrestre” che passa per
Giza ricorda quella delle tre stelle della Cintura nei confronti del “meridiano
celeste” del 10450 a.C.
La Sfinge (di forma leonina),
a sua volta, è orientata verso l’orizzonte dal quale nel 10450 a.C,
nell’equinozio di primavera, sorgeva la costellazione del Leone.
Poi, per effetto della
cosiddetta Precessione degli Equinozi, questo effetto “ così in Cielo, così in
Terra” non si è mai più verificato.
Tutta questa serie di
informazioni sono sostanzialmente scorrette.
Partiamo dalla presunta
correlazione Orione – Tre Piramidi.
Se da una parte
l’effettiva disposizione delle Tre Piramidi di Giza richiama le stelle della
cintura di Orione, ad una analisi approfondita le cose non stanno proprio così.
Vediamo lo schema sotto
riportato con la correlazione supposta (fonti diverse riportano valori
leggermente differenti ma il concetto non cambia):
Alnitak ζ zeta Orionis magnitudine apparente 1,80 (Cheope)
Alnilam, ε epsilon Orionis
magnitudine apparente 1,69 (Chefren)
Mintaka δ delta Orionis magnitudine apparente 2,23 (Micerino)

Costellazione di Orione
Immagine tratta da www.wikipedia.it
Ricordo che la
magnitudine apparente di una stella ed un pianeta è una misura della sua
luminosità apparente, ovvero quella rilevabile dal punto di osservazione.
I suoi valori negativi
esprimono una maggiore luminosità (ad esempio il Sole ha – 26,8 mentre le
stelle più deboli osservabili ad occhio nudo hanno +6).
Ciò significa che
Chefren (la seconda piramide in dimensioni) corrisponde alla stella più
luminosa, Cheope (la piramide più grande) alla stella di mezzo e Micerino alla
stella meno luminosa (ed in effetti è la piramide più piccola).
Ma il fatto è che ad
occhio nudo, ma anche con strumenti ottici, la differenza di luminosità è
talmente minima che non si riesce a cogliere.
Quindi le tre piramidi
dovrebbero avere sostanzialmente le stesse dimensioni.
Perché allora Micerino
ha una piramide decisamente più piccola delle altre due (che sono simili)?

Le tre piramidi
Immagine tratta da www.wikipedia.it
Alcuni studiosi hanno ipotizzato
una differente luminosità della stella Mintaka all’epoca del 10450 a.C., causa una
sua variabilità intrinseca o all’oscuramento da parte di una nebulosa
galattica.
Effettivamente la stella è una
variabile in quanto facente parte di un sistema binario (si eclissa
periodicamente con un’altra stella) ma la variazione di luminosità (molto
bassa, 0.2) avviene con regolarità ogni 5,73 giorni.
Confrontando i cataloghi stellari
più antichi, come quelli di Gan De (IV secolo a.C.) ed Ipparco (II secolo
a.C.), non sono state riscontrate differenze significative e, considerando la
tipologia di stella (una gigante blu che può perdurare come tale per centinaia
di milioni di anni), appare quanto è
logico aspettarsi.
L’idea della nebulosa
“oscuratrice”, seppur plausibile come supposizione, considerando che la zona di
Orione ne è ricca, ha il suo “tallone d’Achille” sul fatto che dovrebbe essere
poi improvvisamente scomparsa, non trovandosene più traccia (cosa poco
credibile, considerando che i suoi spostamenti durerebbero millenni).
Proseguiamo con la “critica”.
Perché il faraone Djedefra (salito
al trono fra Cheope e Chefren) ha abbandonato la piana di Giza per farsi
seppellire ad Abu Rawash?

Perché il faraone Nebka (fra
Chefren e Macerino) cercò di farsi costruire una piramide a Zawiyet El Aryan?
La cosa non si inquadra
nell’ottica di un piano unitario e studiato per l’architettura del luogo, senza
considerare che Djedefra avrebbe avuto una sorta di consacrazione nel farsi
costruire una piramide accanto a quella del padre (Cheope).
Il fatto stesso che la
piramide di quest’ultimo abbia subito una modifica strutturale, che quella di
Chefren una triplicazione delle dimensioni e quella di Micerino un raddoppio
durante la loro edificazione, suggerisce che non sia esistito un piano
originario complessivo (come avrebbe dovuto se l’intenzione degli architetti
fosse stata quella di rappresentare Orione in Terra).
Nessuno, poi, considera
che le Tre piramidi di Giza sorgono su una formazione geologica piuttosto
compatta (allo scopo di dare stabilità alle strutture), detta Mokattam, che
potrebbe aver imposto vincoli spaziali e di orientamento (ad un certo punto
sprofonda nella vallata).
Ma andiamo oltre.
La Precessione degli
Equinozi, come si sa, sposta “in blocco” l’intera sfera celeste nel corso dei
millenni (i moti propri delle stelle sono solitamente poco significativi per
causare, in tempi di quella durata, modifiche agli asterismi delle
costellazioni), facendo si che i vari gruppi di stelle si vedano nel corso dei
secoli ad altezze differenti pur nel medesimo giorno dell’anno.
E’ corretto, allora,
affermare che la piana di Giza è la “fotografia esoterica” del cielo del 10450
a.C. (il che non significa che le strutture siano state costruite in tale data,
ma solo che la rappresentano, particolare che viene spesso dimenticato,
nonostante lo stesso Bauval parli di una data compresa fra il 2475 ed il 2400
a.C.)?
Già si nota una cosa un
po’ strana: la presunta (ma, come vedremo anche successivamente, poco
probabile) correlazione fra Tre Piramidi – Cintura d’Orione la si nota
osservando la piana di Giza da Nord verso Sud (in un certo senso al contrario).
In altre parole mentre in cielo la stella Mintaka (Micerino) “punta” verso
l’alto, in Egitto la piramide corrispondente è la più meridionale delle Tre.
E’ come se la
costellazione d’Orione fosse stata rappresentata “capovolta”.
Il motivo potrebbe
ricercarsi nell’idea di volerla riproporre unitamente alla Via Lattea,
idealmente figurata dal fiume Nilo (che si trova a sinistra delle tre piramidi
solo se le si guarda, appunto, da Nord verso Sud, come “capovolgendo”
l’Egitto).
Ma qui i problemi,
invece di diminuire, aumentano.
Se gli egiziani, in questo
contesto, non sono andati molto “per il sottile” infischiandosi del concetto di
nord e sud, come mai, invece, per i pozzi di allineamento della Grande Piramide
hanno considerato Orione nel giusto orientamento?
Si tratta, infatti, in
entrambi i casi, di allineamenti (precisamente verso Zeta Orionis, Alpha
Draconis e Sirio) meramente simbolici perché i condotti, in realtà, non sono
dritti come un righello ma hanno un “gomito” (o non fuoriescono all’esterno).
Quindi il puntare l’oggetto celeste si realizza prolungando solo idealmente il
canale dopo una partenza rettilinea.

Canali della piramide di Cheope
Immagine tratta da
http://www.edicolaweb.net/cheop27g.jpg

Gomiti dei canali del piramide di
Cheope
Immagine tratta da
http://www.acam.it/images/giza2.1.jpg
Inoltre se cerchiamo di vedere
rappresentate le altre stelle della costellazione d’Orione nelle tante piramidi
egiziane della zona, vediamo che la corresponsione, salvo qualche caso, manca
completamente.
Solo cambiando la scala di
rappresentazione e la forma della costellazione si possono trovare dei dati
significativi (conoscendo la precisione degli antichi costruttori avrebbero
fatto sicuramente di meglio).

Zona cielo di Orione
Immagine tratta da
http://www.astronomia.com/wp-content/uploads/2006/11/orizzonte-est.jpg
Lo stesso discorso lo si può fare
anche per il complesso dei templi di Angkor, in Cambogia, che, secondo alcuni,
rappresenterebbe la costellazione del Dragone così come appariva nel 10450 a.C.
Il fatto è che se si scelgono alcuni
templi e se ne scartano altri, si può
far saltar fuori qualunque corrispondenza si voglia (come vedremo meglio
successivamente).
Si potrebbe, forse, giustificare il
tutto ipotizzando che sotto alla sabbia egiziana esistano delle piramidi non
ancora scoperte o ad un cambio “del piano regolatore” successivo alle Tre
Piramidi di Giza?
Fatto sta che solo tre strutture
trovano l’allineamento in cielo, e questo estendendo la comparazione anche alle
stelle che circondano la costellazione di Orione. La statistica non da certo
credito alla teoria.

Corrispondenza cielo – terra
Immagine tratta da – Il libro degli
antichi misteri – P.James N.Thorpe – Armenia spa
Ma forzando (e non di poco) il concetto
di allineamento Orione – Tre Piramidi viene, comunque, a mancare, come vedremo,
quelli che sono i punti cardine della teoria piana di Giza – 10450 a.C.
Questa infatti prevede, fra le
altre cose, che l’angolo di 45°, che si nota fra la bisettrice che passa fra le
due piramidi principali di Giza ed il meridiano nord - sud che le attraversa,
sia il medesimo fra la costellazione d’Orione ed il corrispondente meridiano
celeste nel 10450 a.C.
In altre parole gli antichi egizi
avrebbero voluto creare questo angolo particolare perché esso potesse
ricordare, per sempre, la data del 10450 a.C (importante per avere un momento
“zero” nel computo del tempo).
Il fatto è che l’uso dei moderni
software di simulazione astronomica sembra dare dei risultati diversi a seconda
di chi li usa (strano ma vero).
Per alcuni la data è proprio quella
del 10450 a.C., per altri va retrocessa al 12000 a.C.

Disegno del cielo nel 10450 a.C. e
12000 a.C.
Immagine tratta da - Il complotto
stargate – Lynn Picknett Clive Prince – Sperling & Kupfer
E quindi?
Forse ha ragione l’astronomo Arthur
Trew, del dipartimento di Scienze computerizzate della Edinburgh University,
quando dichiara che non esiste un modello matematico affidabile per tempi così
remoti e quindi i risultati di simulazione vanno presi con le “pinze”.
Dunque i ragionamenti rischiano di
poggiare su un castello di sabbia.
E veniamo all’altro punto cardine
della teoria: la Sfinge sarebbe rivolta al punto dell’orizzonte in cui sorse la
costellazione del Leone nell’equinozio di primavera del 10450 a.C.

Sfinge – leone
Immagine tratta da
http://www.astroumac.it/RELAZIONI/L'egitto%20e%20le%20stelle_file/image005.jpg
Primo problema: la Sfinge
rappresenta davvero un Leone? Anche considerando “posticcia” la testa
(presunta) di Chefren cosa ci suggerisce che sia proprio tale animale? Il corpo
effettivamente ne può ricordare le sembianze ma la mancanza del capo non
scioglie il dubbio.
Secondo problema: gli egiziani
conoscevano quell’asterismo come la costellazione del Leone?
Non ci sono prove che all’epoca
dell’Antico Regno (2850 – 2180 a.C.) la
identificassero come tale (solitamente la fonte per eccellenza di quel periodo
sono i coperchi di sarcofagi).
Essa apparve, invece, in epoca
molto più recente (visibile in papiri e soffitti di templi), cioè nel Nuovo
Regno, rappresentata su una barca con una dea che afferra la coda di un leone,
ma il fatto è che gli egizi non la collocarono in quella zona del cielo nella
quale noi la vediamo.

Come era, allora, il “cielo”
egiziano?
Nell’Antico Regno ritroviamo la
Gamba di Bue (Orsa Maggiore), un uomo a braccia spalancate (Cigno), un altro
che corre guardandosi indietro a immagine di Osiride (Orione), una figura a
braccia aperte (Cassiopea) ed altri disegni che ricordano il nostro Drago (un
ippopotamo sulla schiena), le Pleiadi, lo Scorpione, l’Ariete e la stella Sirio
(dea Sothis).
Insomma, pare proprio che a quel
tempo non ci fosse posto per il nostro “Leone”.
Terzo problema: secondo la più
scientifica delle teorie “eretiche”, quella di Robert M.Schoch, la Sfinge
potrebbe farsi risalire al 5-7000 a.C (periodo di piogge torrenziali atte ad
erodere il corpo della struttura).
Riflettiamo un attimo.
E’ plausibile che nel 7000 a.C. si
inizi un progetto che si riferisca al 10450 a.C. (ed in questi 3000 anni come
si è conservata notizia?) ma venga completato solo nel 2450 a.C., dopo cioè
5000 anni?
Ed il tutto allo scopo di
“avvisare” le future generazioni?
Considerando come gli egizi (ma il
discorso vale per tutto il mondo antico) trattavano gli “altri”(in pratica
cercavano di sterminarli, basta vedere le rappresentazioni di guerra sui loro
templi) francamente risulta alquanto sospetta questa “premura” per il prossimo.
E poco vale anche il ricorso alla
matematica per dimostrare la presenza di un messaggio nascosto fra le pietre.
Se è plausibile che gli antichi
avessero percepito l’esistenza del fenomeno della Precessione degli Equinozi,
come il ripetersi di determinate sequenze numeriche nei miti e nelle leggende
sembra suggerire, tutt’altro discorso è dedurne “moniti profetici”.
Così come leggerne in essi storie
di reali eventi cosmologici perché non esistono evidenze scientifiche che siano
realmente accaduti (come la nascita di Venere da una cometa proveniente da
Giove nel 1500 a.C).
Ma torniamo ai nostri “moniti” e
vediamo un esempio di come “ragiona” la teoria.
Le stelle della Cintura di Orione
nel 10450 a.C. erano al punto più basso (precessionale) dell’orizzonte nella
piana di Giza.
Quando vennero costruite le tre
piramidi di Giza (2450 a.C.) si trovavano 111,111 gradi più in alto rispetto al
10450 a.C.
Secondo lo studioso G.A.Wainright,
però, Orione comparve nei “Testi delle piramidi” solo sul finire della Seconda
Dinastia, cioè attorno al 2600 – 2700 a.C., ma assunse la posizione di divinità
nazionale solo alla fine della Dodicesima Dinastia, cioè 1800 – 1900 a.C. (in
pratica all’epoca della piramidi non sarebbe stato molto “importante”).
Considerando, comunque, che il
ciclo solare medio delle macchie è di 11,1 è evidente, dice qualcuno, che gli
antichi egizi ci abbiano voluto comunicare “attenti ai cicli del sole,
studiateli perché vi diranno quando la catastrofe sta per arrivare”.
Oltre a non essere ben chiaro
perché a volte si considerino i valori coi decimali (ciclo macchie solari) e a
volte no (ciclo precessionale, spostamento di 1° degli equinozi ogni 71,6 anni
“arrotondato” a 72) per giustificare le teorie, nessuno spiega perché si prenda
proprio quel valore (11,1) e non gli altri indici del ciclo solare medio che
pur ci sono.
Basta fare un qualunque tipo di
ricerca e si troveranno per esso valori diversi, questo perché dipende dagli
intervalli di tempo che si considerano: 11,04 – 11,07 – 11,2 (solo per citarne
alcuni).
Il discorso è sempre quello, con i
numeri, compresi i cosiddetti “sacri”, scegliendo quelli che interessano e
scartandone altri ed applicandoli solo a determinate situazioni piuttosto che
altre, si possono ottenere tutti i risultati che si vogliono (per non parlare
poi di arbitrarie divisioni e moltiplicazioni).
In buona sostanza, dunque, la
correlazione Orione – Tre Piramidi e Sfinge – costellazione del Leone
riferibile al 10450 a.C (ma anche senza considerare quella data) non va oltre i
semplici indizi, poco supportati da evidenze significative; stesso discorso per
la struttura di Angkor, spesso citata a conferma della teoria.
Basta confrontare l’immagine della
costellazione del Drago e la sua
presunta raffigurazione nella zona dei templi.

Costellazione del drago
Immagine tratta da
www.astrofiliastrumcaeli.it

Disegno templi angkor wat
Tratto da – Il complotto
stargate – Lynn Picknett Clive Prince – Sperling & Kupfer
Mancano ad esempio i corrispondenti
delle stelle Beta e Gamma, la distanza fra la “testa” del drago e la Epsilon è
completamente fuori scala, stesso discorso per le stelle della “coda”.
Quest’ultima, poi, “sale” in misura molto maggiore. Il tutto pur scegliendo
quei templi, e quindi scartandone altri, che meglio si adattano (si fa per
dire) alla forma della costellazione.
Basti ricordare che il complesso
(datato IX secolo d.C., quindi piuttosto recente, il che rende ancor più
problematica l’idea della trasmissione di un messaggio che parte dal 10450 a.C)
è vasto decine di km quadrati, ricolmo di torri, guglie, statue gigantesche,
edifici, fossati ed ovviamente templi, il tutto in una giungla lussureggiante.
Insomma c’è proprio abbondanza fra
cui scegliere e, nonostante questo, la figura della costellazione appare
piuttosto “stiracchiata”.

Angkor Wat – parte
complesso di Angkor –
Immagine tratta da
http://it.wikipedia.org/wiki/Angkor_Wat
Ciò basterebbe a far
perdere credibilità alla storia del “messaggio profetico”, già comunque pregno
di poca attendibilità intrinseca (si “gioca” troppo con i numeri).
Il 21 dicembre del 2012 il Sole sarà posizionato fra la Terra ed il
centro della Galassia, togliendo temporaneamente, di fatto, quel flusso
energetico che da millenni investe il nostro pianeta.
In altre parole, la Terra il 21 dicembre del 2012 non “vedrà” il
centro della nostra Galassia (avendo il Sole “davanti”) e allo stesso tempo,
scenderà nella parte “bassa” della Via Lattea stessa.

Via Lattea
Immagine tratta da http://leaden.altervista.org/space/img/art-rs20050822spitzer01.jpg
È tutto vero? Si e no.
L’attraversamento del
piano della Galassia è infatti già avvenuto nel 1998 ed al termine di un processo lentissimo che
ha richiesto milioni di anni (quindi nulla d’improvviso, tant’è vero che non è
successo nulla).
Inoltre, non vi è nessun
“oscuramento” da parte del nostro Sole del centro Galassia perché in questa
fase della sua vita l’allineamento visuale Terra – Sole – Centro Galassia è
mancato per 6°.
Il 21 dicembre ci sarà un
eccezionale allineamento planetario con probabili forti influenze di tipo
magnetico e gravitazionale sul Sole. L’attività della nostra stella raggiungerà
il suo culmine con disastrose conseguenze per la Terra.
Con allineamento planetario si indica quella
configurazione in cui i pianeti del Sistema Solare si trovano allineati tutti
su una stessa retta ideale se visti dal Sole.

Congiunzione pianeti
Immagine tratta da
http://www.corriere.it/Media/Foto/2002/04_Aprile/22/congiunzione6pianeti.jpg
Questa situazione, però, non si verifica
praticamente mai. Ciò che può capitare, nel passato come nel futuro, è che i
pianeti si posizionino entro un settore di 90 gradi, o anche meno, avente come
vertice ipotetico il Sole. Quindi il termine "allineamento planetario"
è fondamentalmente improprio. Il fatto che nel passato, come ad esempio nel
1982, non sia successo nulla è già un chiaro indicatore che sono
fondamentalmente innocui. Il prossimo allineamento ci sarà il 19 maggio del
2161 ed avverrà entro un’ampiezza di 69°. Dunque nel 2012 non avverrà nulla del genere. In ogni caso prima
di parlare di “influenze” è bene ricordare che Giove, di gran lunga il più
massiccio fra i pianeti, ha una massa di 1.000 inferiore a quella del Sole ed
ha una distanza dal Sole di 750 milioni di km.
Il sistema solare è entrato in una nube
energetica della Galassia, cosa che sta riscaldando l’atmosfera di numerosi
pianeti e destabilizzando l’attività del nostro sole; la Terra vi entrerà fra
il 2010 ed il 2020.
La teoria
è portata avanti unicamente dallo scienziato russo Alexei Dmitriev. Trova un
riscontro, se vogliamo, nella tradizione induista del dio della distruzione e
riproduzione Shiva, per il quale (ovviamente il concetto è il risultato di una
interpretazione dei testi sacri) il sistema solare, oscillando su e giù nella
sua rivoluzione attorno al centro galattico, incontra perturbazioni magnetiche
e gravitazionali (spesso causate da continui “impulsi” provenienti dal centro
medesimo).
Secondo lo studioso
(noto anche come propugnatore dei “viaggi mentali nel tempo”), il nostro
sistema solare, o meglio l’eliosfera che è la zona entro la quale il Sole
manifesta la propria influenza, sta attraversando uno spazio interstellare che
non è vuoto. Ciò avrebbe causato una sorta di onda d’urto di rimando che
starebbe riscaldando l’intero sistema (il fenomeno durerebbe ben 3.000 anni).
Indubbiamente il nostro
Sistema appare perturbato da un qualcosa che non è ancora stato identificato.
E' infatti in atto uno spettacolare aumento termico su
tutti i Pianeti, ben evidenziato dai sensori termici del Telescopio Spaziale.
Sembra che il gigante gassoso Giove, abbia subito l'aumento più consistente,
addirittura di 10°C come temperatura media planetaria. Tuttavia, sembra che
tale aumento termico sia in atto anche sui pianeti più lontani, come Urano,
Nettuno, ed addirittura su Plutone. Occorrerebbe prendere campioni di rocce, di
pollini, di legname (fornito di anelli per la dendrocronologia), ed altre
prove, impossibili a reperire sugli altri Pianeti, che testimonino delle
variazioni termiche avvenute negli ultimi mille, diecimila, o centomila anni
per poter analizzare compiutamente il problema. Nel frattempo sono state
ipotizzate alcune cause.
Alcuni parlano di un
presunto Decimo Pianeta che si sta avvicinando sempre di più, altri più
genericamente danno la “colpa” alla nostra stella, sul cui funzionamento
esistono ancora diversi lati oscuri.
Per certi, invece, è il
risultato di immani esplosioni al centro della nostra Galassia, dovute a buchi
neri o supernove.
Il fatto certo è che
“fuori dalla porta” ci sono novità, il resto, al momento, è pura speculazione.
La sopra detta nube energetica che dovrebbe “eccitare” il nostro Sole e quindi aumentarne l’attività,
in realtà, come vedremo successivamente, pare non stia “funzionando” come
previsto, perché sta avvenendo esattamente il contrario.
La nostra stessa Terra,
infatti, si sta comportando in maniera “capricciosa”.
Se fino a poco tempo fa
quasi tutti erano d’accordo sul cosiddetto “global warming”, ora le certezze
sono venute a meno.
Non solo vengono messi
in discussione i meccanismi che ne sarebbero la fonte, ma pare, che
ultimamente, il processo si stia invertendo.
Basti osservare questi
giorni di inizio 2009: l’Artico invece di sciogliersi si espande, a Londra la
temperatura è scesa più che in certe zone dell’Antartide, si sono avuti freddo
e gelo in Egitto ed Arabia Saudita e nevicate eccezionali in India (per non
parlare dei – 42° registrati nel nostro Veneto).

Tempesta di neve
Immagine tratta da
http://ima.dada.net/image/medium/123545.jpg
Insomma già è difficile capire cosa
sta avvenendo al nostro pianeta, figuriamoci nel sistema solare.
E, di conseguenza, si sfaldano come
castelli di carte le presunte interazioni fra riscaldamento globale, eruzioni
vulcaniche, terremoti ed uragani.
Il campo magnetico
terrestre sta diminuendo, presenta buchi vistosi, e ciò, solitamente
preannuncia una inversione dei poli, cosa che ci priverà, per un determinato
lasso di tempo, della naturale protezione contro le radiazioni solari .
Il campo magnetico è
generato dalla rotazione del nucleo ferroso ad una velocità maggiore rispetto a
quella del pianeta.
La storia “magnetica” del pianeta è rintracciabile
osservando la disposizione dei minerali magnetici all’interno delle rocce
magmatiche.
Si è ipotizzato, ad esempio, che periodicamente (più o meno ogni 100.000
anni, ma qualcuno parla anche di 300.000) ci sia una inversione dei poli
magnetici nord e sud (per motivi non ancora ben chiari, forse legati ad una
variabilità della velocità di rotazione del nucleo).
Questa sorta di migrazione avverrebbe però in tempi lunghissimi.
L’ultima sarebbe avvenuta 100.000 anni fa (ma alcuni parlano addirittura
di 780.000 anni fa) , come dimostrerebbero le tracce nelle rocce magmatiche
(sulla cui interpretazione i pareri sono, però, discordanti).
In ogni caso non 12000 anni fa come ipotizzato da certuni.
Questa teoria, nata alcuni decenni or sono, si basava sull’ipotesi che
l’Antartide, fino al 10000 a.C. considerata libera dai ghiacci, si fosse
improvvisamente ricoperta di una spessa coltre bianca.
La causa, inizialmente imputata allo scivolamento della crosta terrestre
sotto il peso dei ghiacci, venne successivamente attribuita allo scorrimento
dei poli magnetici.
L’idea crollò completamente nel momento in cui venne dimostrato da
operazioni di “carotaggio” in Antartide che quest’ultima è stata libera dai
ghiacci fino a 100.000 anni fa e che,
pur con le moderne tecnologie, non vi sono tracce paleomagnetiche di inversione
polare in epoca così recente.
Anche la storia di intere mandrie di mammuth istantaneamente congelate
perde consistenza nel momento in cui si scoprì che si trattava solo di pochi
esemplari e che questi erano già in decomposizione (quindi già morti) al
momento del congelamento (quindi niente evento planetario).
Ma, nonostante le smentite, la “teoria” sopravvive.
Torniamo, ora, alla inversione dei poli.
In questi casi la Terra non rimarrebbe affatto “scoperta” perché le linee
magnetiche finirebbero unicamente per intrecciarsi e farsi più complicate,
rimanendo, cioè, sempre presenti, proteggendo il pianeta dalle radiazioni
cosmiche e tempeste solari.
Ciò non esclude, comunque, possibili problemi alle specie animali
migratorie e importanti variazioni meteorologiche.
Il campo magnetico della Terra nell’ultimo secolo si sarebbe
effettivamente ridotto, alcuni parlano del 10%, ma ciò, secondo lo scienziato
americano G.Glatzmaier, non preannuncerebbe, in ogni caso, una sua prossima
inversione.
Quindi, riassumendo, le inversioni ci sono state e ci saranno in futuro,
sembrerebbero precedute da una lenta modifica della struttura del campo
magnetico (e non da una sua temporanea scomparsa), non necessariamente preannunciate
da una diminuzione del campo magnetico stesso.
La prova, in ogni caso, che non esiste nulla di “drammatico”, sta nelle
rocce che non sembrano mostrare che questi periodici cambiamenti abbiano
influenzato in modo troppo marcato l’evoluzione delle specie viventi.
Il 21 dicembre del 2012
il nostro pianeta smetterà di ruotare sul proprio asse per ben 72 ore, per poi
riprendere il movimento in senso inverso.
Non esiste un fenomeno
naturale conosciuto che possa creare conseguenze di tal tipo.
La Terra sta effettivamente rallentando la propria rotazione (la notizia
che tutti i tg di fine anno hanno dato che quel giorno sarebbe stato di 24 h ed
1 secondo è
dovuta, invece, al fatto che il secondo, nel corso degli anni, ha avuto dei
cambiamenti di definizione che non tengono più conto della rotazione terrestre).
Ma il processo è estremamente lento (sono secoli che lo si rileva,
la cui causa sono le maree) e non è certo in grado di creare sconquassi
ambientali.
Il Sole sta facendo le “bizze”: il minimo di attività previsto nel
2006 (cicli di circa 11 anni ciascuno) non c’è stato, anzi dal 2003 si sono
registrate violente tempeste radioattive che hanno investito la Terra (il
massimo d’attività è previsto proprio per il 2012, in accordo con i “calcoli”
dei Maya).
Il discorso “Sole” è piuttosto complesso perché in continua
evoluzione, causa la non ben comprensione dei meccanismi che ne regolano
l’attività.
L’inizio del nuovo ciclo
solare (il 24) è slittato, secondo il NOAA americano (National Oceanic and
Atmospheric Administration), al marzo del 2009.
Il massimo di attività,
che solitamente è previsto dopo 6 anni (il ciclo dura solitamente poco più di
11 anni, ma può essere eccezionalmente anche di 9 o 14) quindi nel 2015,
potrebbe arrivare invece nel 2011, ma con un’intensità molto meno elevata sia
rispetto al ciclo 23 che si sta concludendo che, più in generale, degli ultimi
decenni.

Previsione macchie solari
Immagine tratta da - www.noaa.gov/
David H.Hathaway del Marshall Space Flight Center, considerato il maggior esperto mondiale in fatto di previsioni dell’attività solare, ha ipotizzato un ciclo 24 talmente debole che non se ne registrava uno simile dal ciclo 16 del 1923-’33.
In pratica, cosa succederebbe,
allora?
Sostanzialmente un calo termico,
quantificabile in alcuni decimi di grado.
Il 2012 sembra proprio non
rientrare nelle ultime previsioni: il massimo di attività (poca roba, comunque,
in barba alla presunta nube energetica che starebbe investendo il sistema
solare) anticiperà o posticiperà questa data.
Ma altri centri di ricerca sono di
avviso nettamente opposto.
La NASA, ad esempio, ha messo
sull’avviso che proprio nel 2012 si scatenerà una tempesta solare senza precedenti
in grado di mandare al tappeto tutti i sistemi di telecomunicazione e di
distribuzione dell’energia.
A chi credere?
Il buon senso
suggerisce, vista l’estrema variabilità interpretativa, di non prendere come
“oro colato” qualunque tipo di indicazione (purtroppo, al contrario, i
cosiddetti “catastrofisti”, spesso condizionati da previsioni un po’ datate,
sembrano sentire una sola “campana”).
Che poi i Maya, a
distanza di millenni, possano avere previsto esattamente l’evoluzione dei cicli
del Sole (così sfuggenti anche per la scienza moderna, a differenza di tanti
altri fenomeni astronomici) appare francamente poco credibile.
La Terra viene
periodicamente colpita ogni 65 milioni di anni da una grande estinzione di
massa e l’ultima è avvenuta 65 milioni di anni fa.
E’ vero, e le cause sono
essenzialmente sconosciute.
Alcuni parlato della
perturbazione gravitazionale di una misteriosa compagna del Sole (Nemesis) che
dirotterebbe nel nostro sistema solare corpi come tari in grado di colpire come
proiettili il nostro pianeta.

Nemesis
Immagine tratta da
http://julians.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2008/07/nemesis2.jpg
Ciò che stona nella
teoria è che 65 milioni di anni è un periodo di rivoluzione troppo grande
attorno ad un baricentro comune del sistema Sole – Stella Sconosciuta.
Ma anche considerando
periodi più brevi (26 milioni di anni) perché non esiste nel cosmo un sistema
binario con le componenti stellari così distanti.
In ogni caso mancano dei
dati certi che diano una sequenza temporale alle estinzioni sul nostro pianeta.
Altri ipotizzano il
periodico incontro del nostro gruppo di pianeti con una zona turbolenta della
Galassia durante il lentissima giro attorno al suo centro. Ma anche in questo
caso la teoria non regge alla critica della periodicità (come mai proprio ogni
“tot” milioni di anni si incontra una zona a rischio?).
In ogni caso, nulla fa
presagire che proprio il 2012 sia l’anno “buono” per mantenere fede alla
infausta periodicità.
E chiudiamo il nostro
discorso con quelle che potremmo definire come “eccentriche” previsioni sul
2012.
In tale data Venere si
avvicinerà alla Terra ma unitamente agli altri “fratelli” del sistema solare si
sposterà verso Sirio, la plastica si fonderà, aumenterà la nostra energia
vibratoria e tutti passeremo alla Quarta Dimensione con un Salto Quantico (dopo
tre giorni di “vuoto”).
No comment.
Quindi, in conclusione,
possiamo tranquillamente affermare che, se mai “fine del mondo” sarà, dipenderà
da un qualcosa di imprevisto e, forse, di imprevedibile, non certo per delle
oscure ed inesistenti profezie dei Maya.
In questo contesto può essere utile
riportare parte dell’intervista ad alcuni membri dell’attuale consiglio degli
anziani Maya tratta dalla rivista spagnola “Mas Alla” in un suo numero di
alcuni anni or sono: “ … per noi Maya la profezia del 2012 non esiste. Si
tratta di una invenzione dio Eric Thompson che giunse per conto suo a questa
conclusione dopo aver visitato i luoghi archeologici importanti dei Maya”.
Faccia, poi, riflettere
il fatto che Erich von Daeniken, pronto a cavalcare qualunque “mistero”, o
presunto tale, nel suo libro (citato in bibliografia) e dedicato al computo del
tempo dei Maya, non accenni a questa storia del 2012.
C’è voluta la New Age, e
tutta una serie di suoi epigoni (con capostipite Josè Arguelles, patrocinatore
della “Scienza dell’Orgasmo Cosmico”) attratti in gran parte dalla lucrosità
dell’affare, per poter dar diffusione a quella che ha tutta l’aria di essere solo
una leggenda metropolitana non supportata da significativi indizi né
scientifici né archeologici.
Bibliografia:
-Una
foresta di re – Linda Schele David Freidel – Corbaccio srl
-I maya –
Wilfried Westphal – Sugarco Edizioni
-Il mondo
dei maya – Victor W. Von Hagen – Grandi Tascabili E. Newton
-11
agosto 3114 a.C. – Erich von Daeniken – Sugarco Edizioni
-Apocalisse
2012 – Lawrence E. Joseph – Corbaccio
-Le
profezie dei maya – Maurice M. Cotterell – Corbaccio
-I
superdei – Maurice M. Cotterell – Corbaccio
-2012
l’ultimo mistero dei maya – Giorgio Terzoli – Minerva Edizioni
-I 100
grandi fenomeni inspiegabili – Stephen J.Spignesi – Hobby & Work
-Enciclopedia
di Astronomia e Cosmologia – AAVV – Garzanti
Dizionario
dell’Antico Egitto – Guy Rachet - Grandi
Manuali Newton
-Il complotto stargate – Lynn
Picknett Clive Prince – Sperling & Kupfer
-Il libro degli antichi misteri –
P.James N.Thorpe – Armenia spa
-La camera segreta – Robert Bauval
– Corbaccio
-Impronte degli dei – Graham
Hancock – Corbaccio
-Lo specchio del cielo - Graham
Hancock – Corbaccio
-Il codice di Giza – Ian Lawton
Chris Ogilvie Herald – Newton & Compton
-Piramidi, stelle, megaliti –
Giulio Magli Caterina La Porta - Newton
& Compton
-Il segreto di Cheope – Roberto Giacobbo
Riccardo Luna - Newton & Compton
-La voce delle pietre – Robert M.
Schoch – Marco Tropea Editore
-Antiche civiltà viste dal cielo –
AAVV – Idealibri
-Archeologia Proibita n.17 – AAVV – Mondo Ignoto srl
-Mystero
n.86 – Teodoro Brescia – Mondo Ignoto srl
-I
misteri di Hera n.13 – AAVV – Edizioni Hera
http://www.arcetri.astro.it/~comore/skeptic/bauval.txt
http://attivissimo.blogspot.com/2007/01/maya-fine-del-mondo-nel-2012.html
http://radiolawendel.blogspot.com/2008/06/ciclo-solare-24-la-partenza-slitta-al.html
http://2012project.wordpress.com/2008/05/06/2012-ciclo-solare-anomalo/
http://www.altrainformazione.it/wp/le-piramidi-della-discordia/profezia-maya/
http://www.fis.unipr.it/~albino/documenti/allineamento.html
http://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=16068
http://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=19367
http://www.ilfoglio.it/soloqui/1662
hhtp://italiano.skepdic.com/codicegenesi.html
hhtp://www.nwo.it/codice_genesi.html
http://ombresullestelle.spaces.live.com/blog/
http://www.ugiat-antoniocrasto.it/hassaleh/index.htm
Nota:Le foto sono state ottenute da
internet, citando la fonte.
Nel caso in cui deteniate i diritti
per le foto pubblicate in quest’articolo saremo lieti di cancellarle, se questo
è il vostro desiderio.